O lo ami o lo odi: 8 alimenti che non conoscono vie di mezzo

Probabilmente non c’è nulla di più soggettivo delle preferenze in ambito alimentare. Le combinazioni tra sapori, aromi e consistenze determinano infatti un livello di gradimento del tutto personale. Dal canto loro, critici gastronomici o semplicemente palati più esperti cercano di relegare in secondo piano le proprie preferenze a vantaggio di una valutazione sensoriale più oggettiva possibile. Ci sono però ingredienti che influenzano inesorabilmente il giudizio e, in alcuni casi, rappresentano un ostacolo insormontabile per l’obiettività. Parliamo di cibi o spezie che generano goduria allo stato puro o autentico ribrezzo, attrazione fatale o repulsione netta. Senza pretese di completezza, ecco una lista di alimenti capaci di polarizzare le reazioni.

Ostriche. Le ostriche nell’immaginario collettivo sono da sempre percepite come un cibo pregiato e gli si attribuiscono addirittura virtù afrodisiache vere o presunte. Di certo c’è che per gli amanti di questo mollusco, esso rappresenta una delle massime espressioni di lussuria gustativa: una boccata di mare a cui fa da contraltare la dolcezza del frutto, gli occhi si socchiudono, le palpebre battono per il piacere. C’è però chi non è nemmeno sfiorato dall’idea di poter mettere in bocca qualcosa con quella consistenza molliccia e dal forte sapore iodato. Trai due estremi il nulla: avete mai sentito qualcuno che dice di mangiarle ma che, tutto sommato, non ne va matto?

Cannella. Il mondo si divide tra chi la ama con tutto il cuore e chi la detesta. Fondamentale in tanti dolci, dalla pasticceria tradizionale napoletana a quella portoghese, la cannella è un ingrediente sorprendente anche in preparazioni salate. I veri malati riescono ad apprezzare perfino i chewing gum con il suo aroma; all’opposto c’è chi invece ha problemi anche a sentirne l’odore.

Zenzero. A dispetto di quanto possano pensare i mangiatori compulsivi di sushi, lo zenzero non cresce già affettato in bustine monodose. Tralasciando le sue numerose virtù, questo rizoma proveniente dall’estremo oriente è uno degli ingredienti più in voga degli ultimi anni. Alcuni sono letteralmente andati in fissa: un pubblico trasversale che va dai salutisti che lo usano negli estratti detox a quelli che bevono Moscow Mule come l’acqua minerale. Anche in questo caso è ampia la schiera di detrattori che non tollerano affatto le sue sensazioni piccanti e nemmeno l’aroma, a loro dire simile a quello di alcuni saponi o detersivi.

Formaggi erborinati. Per i non esperti parliamo di Gorgonzola, Stilton e simili: formaggi con le tipiche striature blu-verdastre causate da muffe. L’odore pungente e il gusto pronunciato inevitabilmente dividono i consumatori: da un lato chi non sa resistere e che raggiunge picchi di godimento significativi; dall’altro quelli pronti ad indossare maschere anti gas per evitare gli olezzi di queste prelibatezze casearie.

Tartufo. Nel celeberrimo film Il Marchese del Grillo, Alberto Sordi – nei panni di Gasperino il carbonaro – si trova suo malgrado a tavola al posto del suo sosia, il marchese Onofrio del Grillo. Quando gli viene proposta della salsa di tartufi scaccia in malo modo il povero cameriere dicendo che quella roba puzza di piedi. Sicuramente non è una questione di classe sociale e nemmeno di abitudine: il tartufo è uno dei cibi che più di altri genera reazioni spropositatamente opposte. Durante la fiera di Alba, alcuni esemplari sono venduti all’asta a cifre esorbitanti. E pensare che in molti li lascerebbero volentieri sotto terra.

Interiora. Difficile da spiegare, ma anche carnivori convinti hanno forti remore – o addirittura una completa avversione – nei confronti del fegato e delle interiora. Il sapore c’entra sicuramente, ma probabilmente è anche una questione di pregiudizio psicologico nei confronti degli organi interni. Gli estimatori però sono numerosi e non rinuncerebbero mai a una porzione di coratella o di soffritto napoletano e che userebbe il paté di fegatini toscani al posto della crema per il viso. Che dire poi del prelibatissimo ma eticamente discutibile foie gras?

Rafano e wasabi. Parenti stretti, con proprietà e gusto simili, rafano e wasabi sono due piante le cui radici sono caratterizzate da un sapore fortissimo e ben riconoscibile. Il primo è più usato in Europa, il secondo tipico del Giappone è molto più raro, tanto che la famosa salsa verde che accompagna il sushi contiene spesso più rafano che wasabi vero e proprio. Grattugiare una radice può risultare un’operazione alquanto pericolosa: intera è praticamente inodore, una volta tritata sprigiona sostanze fortemente irritanti per occhi e mucose nasali. Nonostante ciò, temerari sprezzanti del pericolo ne fanno largo uso, sviluppando quasi una strana dipendenza.

Uova di pesce. Che si tratti del caviale di storione o della bottarga di muggine, ci riferiamo in ogni caso di specialità a base di uova di pesce. Oltre alle remore di carattere meramente concettuale, in molti palesano delle difficoltà di approccio anche dal punto di vista gustativo. All’opposto sono tantissimi a essere ghiotti di questi prodotti e anche in questo caso difficile trovare posizioni che non siano massimaliste.

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